Domenica, Novembre 13, 2011
C’è una donna che è pazza ed era una dipendente statale. So bene che son termini questi che non si usano più. Ma per desiderio di brevità e sintesi io continuo ad essere politicamente scorretto. Specie con le parole. “Pazza” la parola in questione era “pazza” non “dipendente statale”.
Costei parla con gli angeli e li vede incarnati in giovani ragazzi che invita a congiungersi tra loro per sancire così l’amore divino che li anima. In fondo è solo un modo molto fantasioso per esortare i giovani a fare quel che comunque farebbero. Certo lei lo fa con una insistenza un po’ fastidiosa.
Dicevo era dipendente statale e poco lavorava perché troppo presa dall’estasi mistica che l’animava costantemente e piuttosto che svolgere il suo incarico si preoccupava di mantenere sempre rigoglioso di fiori e lumini un piccolo altare all’immagine di Nostra Signora.
Poi hanno deciso che era una “fannullona” e l’hanno licenziata. Ora grava sui servizi sociali lei ed i suoi figli, più di quanto già non facesse prima. Ora vaga in bicicletta portando Nostra Signora a spasso per il centro. Ogni tanto ferma qualcuno e lo esorta ad una fede passionale ed ardente.
Ieri nella foga ha urlato ad un conoscente: “dobbiamo essere grati a Cristo perché ci ha esauriti, ha esaurito i nostri desideri”. Temo che molto di questo lavoro lo abbiano fatto anche gli psicofarmaci.
Comunque ora grava completamente sui conti dello stato come spesa sociale, prima bene o male qualche mansione la svolgeva e quello stipendio non era a perdere come lo sono ora gli aiuti che riceve. Ma tant’è da qualche parte la crociata doveva iniziare e qualcuno si sarà detto se non riusciamo a licenziare neanche lei siamo proprio dei minchioni.
PS
“ Dipendente licenziata perché troppo cattolica” così titolava lo strillone un giornale locale.
Quando inizia la crociata contro i minchioni?!
Mercoledì, Ottobre 19, 2011
Ogni tanto vado a rileggermi.
Ogni tanto vado a ritrovarmi.
E mi contento così
ma poi mi tedio
ché troppi anni ho passato con me stesso.
E mi piacerebbe che qualcuno mi riscrivesse.
Questo vecchio racconto
http://danieleleone. … old/racconto/r1r.htm
ha delle note che si intrecciano e lo costruiscono.
Qualcuno vuole metterci mano?
Martedì, Marzo 1, 2011
Ogni tanto sento esporre questo argomento. La cultura non va sovvenzionata con sussidi a pioggia perchè non c’è denaro, siamo in crisi e sussidi per tutti non ce ne sono. Dunque solo per chi merita.
Questa affermazione sembra candidamente lapalissiana, in realtà è, a mio parere, innanzitutto un insieme di falsità ed errori .
Errori comprensibilissimi in cui anche io stesso sono cascato più volte. Sembra così lineare l’argomentazione, così chiari i buoni propositi che non ci si avvede di ciò.
Mercoledì, Febbraio 2, 2011
Più volte ho notato quest’uomo. Si fa notare nel suo modo di essere, si distingue. Merito suo, non mio. Non pensate io sia un osservatore attento. Io non osservo più nulla e poco mi importa di alcunché. Ma lui si impone alla vista e all’attenzione. Anche alla mia.
Corporatura asciutta e atletica, brizzolato e in là con gli anni: forse addirittura sessanta. Ben portati però, scattante e reattivo. Abbigliamento impeccabile dal cappello alle scarpe tutto inappuntabile. Ma non banale, non scontato, anzi anticonformista addirittura aristocratico seppure la manifattura è industriale, forse firmata ma con discrezione; certo non sartoriale. No, non si spinge fino a quelle vette.
Niente anello al dito. Troppo pignolo per qualsiasi donna. No neppure omosessuale. Piuttosto impettito anche in quei rapporti amorosi che intesse – neppure con troppa frequenza – con donne impeccabili come lui. Toilette ineccepibile, profumo di marca, cena in ristorante di pregio, poi “un drink su da me”. Pausa in bagno per riassettarsi, sia lui che lei, finalmente esercizio delle umane pulsioni poi ci si riassetta di nuovo.
Forse vive con la mamma ma non credo.
L’ho visto uscire da un istituto tecnico. Ingegnere, deve essere un ingegnere, di quelli che insegnano e nient’altro. Troppa fatica l’attività professionale specie se non hai una famiglia o amanti da mantenere. A che pro?
Lo immagino in classe lezioni rigide da manuale mentre neppure una mosca osa interromperlo. Ironia cinica sugli imberbi allievi se azzardano ribellione.
L’ho visto su una bici molto tecnica saettare nel traffico. Quando va in bici anche l’abbigliamento è da bici. Una bicicletta rara a vedersi, stile e tecnica avanzata insieme. Almeno mille euro con il gusto dell’ostentazione dei mille euro: “io c’ho una bici da mille euro che te non sai neanche dove andare a comprarla!”
E come cammina! Molleggiato come “fonzies” in “happy days”. Un “birro” non c’è che dire.
Dimenticavo lampadato ma non troppo.
Oggi l’ho visto alla cassa del supermarket. Ha chiesto una busta. Dopo innumerevoli tentativi di aprire la sportina con le sue dita asciutte e lunghe ha chiesto alla cassiere – già in altro cliente impegnata – se cortesemente gliela poteva aprire.
Domenica, Dicembre 19, 2010
Come certo saprete fuori dalla Conad sotto i portici stazionano barboni. Ogni tanto qualcuno dà anche fastidio, qualche raro scippo balordo e inconcludente, qualche bestemmia in una lingua incomprensibile, non so neppure se sia valida come bestemmia. Ma perlopiù stazionano al riparo dalle intemperie accattonando qualche spiccio per poi spenderlo per acquistare tetrapack di Tavernello e qualche altro alimento. Quando il sole appare allora escono dal portico per prenderlo tutto.
Oggi alla cassa uno di costoro, grosso e dell’est e con una berretta di lana grossa calata sulla testa, l’ho visto chiedere con una certa gentilezza un sacchetto di carta per coprire il suo tetrapack appena acquistato. Bukowski insegna. Era quella gentilezza che ti puoi permettere quando sei stordito dal freddo e dal vino, la gentilezza che è d’obbligo in una lunga fila domenicale alla cassa della Conad tra la gente che arriccia il naso per la puzza che emani. Insomma quella gentilezza lì né più né meno.
Oggi però, complice il Natale alle porte, alla Conad regalano una inutile agenda piena di ricette e consigli. L’ho visto uscire con il suo cartoccio mentre con soddisfazione sfogliava quel inaspettato regalo.
Di quelle migliaia di agende che hanno stampato e regalato una a qualcosa è servita. Forse ci scriverà sopra la sua storia, forse la leggerà per imparare meglio l’italiano, forse programmerà il suo futuro, forse leggerà le ricette per saziare almeno la fantasia, forse imparerà quelle ricette per spendersi come cuoco, forse la userà per accendere un fuoco, forse la butterà appena fuori dalla porta. Certo gli è già servita a qualcosa.
Domenica, Novembre 7, 2010
Testimoni di Geova di fronte alla Curia nella loro quotidiana opera di proselitismo, con la loro agendina e “la torre di guardia” sotto braccio.
Sono due signore di una certa età e cercano di spiegare ad una passante più o meno loro coetanea cosa ha fatto Cristo per l’umanità e perché si è fatto uomo.
“Cristo è venuto in terra per riscattarci dalla morte, ha capito signora, riscattarci, il riscatto: come per la pensione”.
Ora capisco perché tra i giovani c’è così poca fede, niente pensione niente fede.
Martedì, Novembre 2, 2010
Fino ad ora non me ne sono mai preoccupato più di tanto. Ho sempre avuto un’altra vita parallela a questa, vita dove ho altre mete e altre soddisfazioni. Scrivo e neppure troppo ed esser letto mi interessa fino ad un certo punto. Ogni tanto mi rileggo per ritrovarmi per sapere chi sono, tutto qua.
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Martedì, Ottobre 26, 2010
Morfoedro è un portale d’arte e di cultura aperto a nuove collaborazioni. Sviluppa temi legati a letteratura, danza, musica, arti figurative, problematiche ambientaliste e animaliste, scienza dell’informazione, proponendo interviste, recensioni, presentazioni, articoli, brani letterari e scritti tecnici.
Domenica, Ottobre 17, 2010
Qualche tempo fa ho visto in un parcheggio una piccola famigliola.
Un parcheggio vuoto, grande, inutilizzato. Io non so se è un non luogo. Per certo so che in questi luoghi, vuoti e anonimi, sento maggiormente l’odore del mio tempo.
La madre, un poco distante, guardava il cielo, stanca e impaziente. Una madre volgare nei tratti e negli abiti. Piacente, ancor giovane e vogliosa, ma volgare nelle sue voglie. I gesti lo testimoniavano e gli abiti. Stanca del marito e del figlio, ma che dal marito e dal figlio vuole delle soddisfazioni, quali non sa; per cui si accontenta di quelle che cercano tutti. Denaro in primis, poi agi, magari successo, sicuramente una buona posizione sociale e poi la possibilità di ostentarla. La ostentano lo stesso ma non ce l’hanno una buona posizione sociale, hanno un modesto appartamento pieno di paccottiglia kitsch e costosa, un lavoro da schiavi moderni ovvero otto ore al giorno a far cose totalmente prive di interesse per loro e forse per tutti. Poi ci sono le pause, le sigarette, il bar, gli amici, le partite di pallone, la tv, soprattutto tanta tv e poi le ferie, tutti insieme, tutti in autostrada. L’anima, bella o brutta che fosse, l’hanno ceduta per l’ultimo elettrodomestico comprato a rate. Hanno sempre votato per chi prometteva loro privilegi a scapito di altri. I diritti, il benessere per tutti non gli è mai interessato. Che benessere è se ce l’ha anche il tuo vicino? Val più una promessa anche impossibile.
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Martedì, Ottobre 12, 2010
Da quando ho letto questo articolo di Michele Mari qualcosa mi rovella nella testa.
http://www.ilprimoam … .com/testo_1991.html
Riflettevo tempo fa sul diverso approccio alla malattia e al dolore che arte e psicanalisi mettono in atto. Riflettevo in particolare sugli esiti di questi due approcci.
Uno salvifico e di riscatto – quello dell’arte – l’altro di consapevolezza e conoscenza ma che non sempre giunge alla catarsi.
Inutile dire che ho praticato la prima di queste vie e mi sono anche divertito a farlo. Poi ho smesso e le cose non sono andate più così bene. La seconda strada l’ho pressoché ignorata. Non credo però che questa pratica, quella artistica, sia un surrogato della pratica psicoanalitica ma piuttosto l’opposto.
La pratica psicoanalitica percorre il sentiero a ritroso trova la fonte primigenia e così spera di affrontare il mostro ancora una volta e questa volta sconfiggerlo.
Non credo in questa pratica perché a poco serve cercare il vero volto del mostro, il mostro ha sempre lo stesso volto: “all’origine di ogni creazione artistica è l’ossessione-angoscia della morte” non serve conoscere come è apparsa la gorgone nella nostra vita, tantomeno serve osservarla specie nello sguardo. Piuttosto è meglio rifletterla. Percorrere il fiume a ritroso serve solo a reiterare e reificare quel che noi saggiamente abbiamo nascosto e dimenticato nella nostra coscienza relegandolo all’oblio. Serve a dare ancor più consistenza e realtà alle nostre angosce e paure.
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