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Monday, November 5, 2018

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Anche oggi si è fermato il mondo e nessuno lo sa. Così me ne vado a San Giovanni a piedi passeggiando immobile in mezzo ad una moltitudine di tette e culi esposti alla calura estiva. Li guardo tutti che Marco amava la bellezza tutta e tutta la prendeva.

Non ho ancora capito se dio si scrive con la maiuscola. Spesso me lo chiedo ed ancora non lo capisco. Guardo quelle tre lettere, loro guardano me ed esausti, io e loro, ci ritiriamo ogni volta nella nostra sconfitta. Stanchi ed ormai con poco fiato. Non mi rimprovero neppure più.

Qualcuno ci chiederà scusa, un ente, un dio? A volte penso di sì. Certo è una delle poche frequentazioni, quella con Dio, quando lo frequento, che mi consola. Almeno sa di cosa parlo, almeno sa di cosa sto tacendo. Soliloqui. Almeno non pensa semplicemente che io sia accidioso.

L’accidia è il primo dei peccati e se anche Dio li praticasse i sette vizi capitali? Non ci avevo mai pensato. Gesù ha promesso la Gerusalemme celeste e da duemila anni e più pospone questa salvezza in un futuro sempre più a venire. Il Dio degli ebrei non ne parliamo neppure. È proprio vero noi siamo ad immagine e somiglianza di Dio. O forse non sappiamo immaginare nulla al di fuori di noi.

Il tempo si ferma così ogni tanto e quell’eternità ti accoglie. Per farlo devi rinunciare a te stesso, anche alla vita. La memoria ed il ricordo sono ridicoli ed inutili. Non ha senso morire, non ha senso essere ricordati.

Dio non è la verità ma un progetto infinito di verità. Ho un albero di albicocco di fronte a me. Catalogare le foglie, i rami, il tronco ricordare ad una ad una queste cose prima che cadano o poi quando saranno cadute o recise non serve a nulla. Ma da qualche parte in lui c’è n progetto di vita che lo fa essere albicocco e poi un altro albicocco e poi un altro e poi un altro. Dimenticherò le albicocche passate perché dovrò raccogliere le albicocche future. Solo sono un po’ stanco di albicocche, non mi sono mai piaciute tanto e le marmellate le odio.

Una cassa di legno sotto dei candelabri altissimi e degli affreschi vecchi di 700 anni. Di certo c’è che un individuo non c’è più. Da questo evento così limpido e muto nella sua essenzialità crescono e si diramano rami e candelabri foglie ed affreschi una chioma grandiosa. Ma anche gli alberi muoiono.

Non è possibile rimanere a lungo in una stanza vuota, o te ne vai o l’arredi. Io ci sto a lungo, troppo. Non mi fa bene, ma è casa mia. Qui abito da tanto tempo. Esco spesso però, arredo poco perché ho l’horror pleni.

Quei candelabri mi hanno ricordato i bambini in spiaggia che innalzano guglie gocciolando sabbia. A loro paiono bellissime ma è il mare che le rende belle e le annienta quando vuole.

Quando morirò ci saranno parole ed immagini sbagliate. Ma in fondo anche ora è così: parole ed immagini sbagliate. Solo queste rimangono e allora diventando esatte. L’esattezza è di chi rimane: è la loro, la nostra illusione.

Un albicocco è un albicocco, indipendentemente da ciò che pensa di sé, rimane tale. Forse dovrebbe rassegnarsi all’idea di essere un albicocco. Io non sono un albicocco!

Marco aveva una hybris che lo eccedeva e traboccava sugli altri. Ora qualcuno dovrà mettere in ordine i suoi scritti sparsi nei fogli, su internet, negli Hard Disk, nei libri. E’ impossibile farlo con i propri, figurarsi con i suoi. Che se ne farà di tutto ciò ora? Farsi carico delle vite perite è una pratica inane. Quando morirò nessuno saprà districarsi nei miei labirinti. Andrà tutto perduto. Non me ne frega nulla già da ora.

I preti oramai sono impreparati. Hanno una formazione intellettuale che non risponde più. Era così anche Don Mario nella mia infanzia, ma il mondo era più semplice ed anche io. Bella in fondo la sua fede semplice. Non si metteva mai in cattedra, sapeva la sua pochezza. Non è più così. Discorsi ridicoli e ambiziosi al contempo calcano gli altari.

Marco era eccessivo, eccedeva se stesso. Era fiero di questo. Io eccedo solo nel sottrarmi a me stesso, sono eccessivo solo nel peccato primo: l’accidia.

Sunday, February 12, 2017

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In pronto soccorso hanno deciso di risparmiare, perché c’è crisi, molta crisi! Crisi è la perdita di un equilibrio, la rottura di un ordine per cercarne un altro. Si risparmia sul personale si dividono i pazienti per gravità, come è giusto, e se hai la fortuna di non rischiare la vita allora armati di pazienza. Perché di notte c’è un medico solo che segue anche il reparto al piano superiore e se c’è un urgenza giustamente tu aspetti, noi aspettiamo. Perché qui l’umanità dolente è nutrita e varia. Vecchi fragili e rotti, giovani irrequieti e scassati, adulti catarrosi anzi no vomitanti, bambini che piangono inconsolabili. Esposti alla vita ed al male, mezzi nudi in un corridoio, in una sala d’aspetto, aspettano un’ ora, due ore, tre ore, cinque ore, quante ore? Quanto bisogna stare male per avere diritto ad un pronto soccorso? Cosa significa in italiano pronto soccorso? Dopo quante ore non è più pronto ma tonto, sordo ad ogni umana esigenza. Ma c’è crisi, aspettiamo un nuovo ordine e nel frattempo non possiamo spendere uno stipendio per pagare un dottore in più, per dare lavoro ad un giovane in più, una madre in più, un padre in più, un marito, una moglie. Non possiamo spendere per alleviare almeno un poco il respiro ansimante di questo anziano di fronte a me. In questo mondo in crisi al loro dolore, alla loro vita è stato assegnato un codice bianco: non c’è nessuna urgenza! Vorrei tanto conoscere quale codice è stato assegnato alle esigenze dei burocrati, degli amministratori che hanno prodotto tutta questa efficienza.

Friday, September 2, 2016

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Un’ altra piccola pubblicazione.
In questa piccola e bella selezione di racconti da viaggio titolata “Alla prossima fermata” hanno voluto inserire anche il mio “treno ancora treno”. È un eBook in formato ePub e lo potete scaricare gratuitamente qui:

http://www.distanzel … s_una.php?idNews=310

Thursday, May 12, 2016

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Hanno sventrato una chiesa, una chiesa di campagna, era rimasta come negli anni ‘50, le mattonelle di graniglia, le statue di stucco colorato, le balaustre di legno verniciate a smalto. Roba povera di poco conto. Ma era lì, era sopravvissuta e con lei c’erano i ricordi di tanti, qualcuno anche mio. Prima l’hanno abbandonata, pochi fedeli, un parroco in meno. Le erbacce l’hanno assediata. Poi hanno messo qualche disperato nella canonica. Ma il colpo di grazia l’hanno dato dei giovani archeologi alla cerca dell’arca perduta. Per qualche reperto paleocristiano hanno gettato tutta quella bellezza. Felici di poter scavare, certi del nullo valore di quel che c’era sopra, hanno pensato che fosse giunta la loro occasione: finalmente scavare. Il Rotary Club ha messo i denari. Ora per qualche inutile reperto millenario quei muri, così intrisi di vita e di storie, non sono più. Perché una cosa vecchia di duemila anni ha valore ed una di cinquant’anni fa no? Le avessero dato il tempo sarebbe invecchiata. Quanto devi invecchiare per essere bello? E perché sono tornato ad affezionarmi alle cose?

A volte studiare non serve a niente, anzi se sei cretino dopo sei un cretino che ha studiato, dunque più pericoloso di prima. Ovviamente gli scavi sono fermi e tutto rimarrà così senza compimento per chissà quanto. I maligni dicono che il parroco si sia venduto ogni cosa per qualche suo vizio indicibile che però tutti dicono. Io so solo che quel luogo non è più e di quattro reperti paleocristiani che verranno sepolti in qualche museo non mi importa nulla.

Thursday, December 24, 2015

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Comunque domani è Natale e ora di diventare tutti più buoni.